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Console britannico: in Rete video di un incontro a luci rosse

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Con i telefonini capaci di filmare qualunque cosa e qualunque persona, con Internet in grado di riportare gossip piccanti in tempo reale, con le tecnologie che entrano nella privacy di chiunque, con le microtelecamere che si nascondo negli anfratti più impensabili e registrano sospiri e baci, si rischia davvero una figura da polli a concedersi spericolate avventure amorose in night, bordelli e roba del genere.
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James Hudson, che pure è nei ranghi dal 1994 ed è passato da Sarajevo, L?Avana e Budapest, ha dimenticato la lezione ed è finito male. La sua carriera è stata bruciata. E sotto-sotto pare che ci sia proprio lo zampino dei servizi russi. Fra l?intelligence di Londra e l?intelligence di Mosca non circola buon sangue da sempre, dai tempi di Stalin e Churchill fino a Gordon Brown, Putin e Medvedev. Omicidi, defezioni, trame o semplici dispetti hanno riempito pagine di libri, di romanzi, di dossier. Forse, questo capito­letto appartiene proprio all?ulti­ma categoria, quella dei dispet­ti o delle ripicche, tanto per te­nere calda la «guerra» degli 007. Mossa e punto a favore dei russi: acchiappare l?anello debole della catena diplomati­ca, ridicolizzarne il comporta­mento, buttarlo in pasto alla morbosa curiosità di mezzo mondo è un buon contropiede. «Le avventure del signor Hu­dson » potrebbe essere il titolo di un gradevole romanzetto, in­vece è il titolo di una pellicola della durata di quattro minuti e 18 secondi che, guarda caso, è approdata nella migliore del­le sale cinematografiche del pianeta: Internet. Il signor Hud­son, il robusto diplomatico Ja­mes, vi compare da protagoni­sta assoluto: il set è una came­ra piuttosto squallida. Lui è in vestaglia, sullo sfondo un diva­no ricoperto di cuscini. Attrici di complemento due giovani bionde.
Ovviamente, non manca lo champagne. Un bacio appassio­nato a una. Un bacio appassio­nato alla seconda, una coppa di bollicine da condividere e il re­sto, si intuisce, viene da sé. Non è una rappresentazione particolarmente hard ma la più classica delle scene che una ca­sa di tolleranza può ospitare. Il guaio è che lì dentro c?erano, e chissà dove, un paio di minu­scoli «occhi» elettronici a cui non è sfuggito il minimo parti­colare. Uno era nel salotto per i preliminari. E l?altro in camera da letto per il seguito con an­nesso microfono per sussurri e grida. Da un casto «Ti piacereb­be... » alla continuazione.

Nulla di grave ma un po? di im­barazzo. Il vice console James Hudson, suo malgrado, è anda­to oltre il consentito. E deve pa­gare: si è già dimesso. Colpito e affondato. Dall?intelligence russa.

fonte:corriere.it