Una signora trevigiana che nelle inserzioni di diversi giornali di annunci, così come sul web, diceva di avere quarant?anni, di essere discreta e di ricevere amici nel pomeriggio. Insomma, gli ingredienti per nutrire l?ennesimo caso in salsa «Signore e Signori» ci sono tutti. La storia, e i suoi protagonisti, sono già in un fascicolo della procura. L?indagine era scattata in estate, mossa dalle lamentele di diversi residenti e alimentata dalle voci di un paese «sensibile» a quello strano andirivieni di persone sconosciute anche durante il giorno. Uomini mai visti prima che si avvicendavano in quell?appartamento che la gente riteneva essere di proprietà di un uomo. Perchè, si sa, se il paese è piccolo, tutti si conoscono e le voci girano più in fretta.
Così sono scattati gli accertamenti delle forze dell?ordine. Facile è stato, fin dai primi controlli, accertare che nell?appartamento si consumavano sexy incontri a pagamento. E pure che chi «abitava» quelle stanze non era né il proprietario né un suo familiare. Più articolato dare un volto al corpo di donna in vendita. Perchè la signora non era nota nell?ambiente e quel nome di fantasia usato negli inviti cartacei e virtuali non diceva nulla agli investigatori. Annunci brevi ed essenziali. «Debora, quarant?anni, riceve amici a Treviso Nord». E un numero di telefono, che periodicamente cambiava. Poi, a poco a poco, la storia ne sviluppa un?altra. Inusuale e inaspettata. La signora viene identificata: il suo nome porta gli inquirenti nel cuore di Treviso, in un ente pubblico cittadino. Qui, la donna fa l?impiegata. Un lavoro fisso, a contatto col pubblico. Cordiale e riservata, la signora, e spesso in malattia. Malanni di stagione, influenze e ricadute, dolori di mezza età. Per questo aveva bisogno di giorni di riposo, che spesso diventavano settimane. Ne aveva chiesti, di permessi di malattia, anche durante l?estate. Proprio nel periodo delle lamentele e delle segnalazioni. E in quelle ore, gli investigatori lo sanno, lei non era nella sua abitazione di residenza.
La quarantenne era insieme a qualche amico, lì, a Nord di Treviso. Le indagini, ancora in corso, hanno già accertato che Debora conosceva il proprietario dell?appartamento che le avrebbe concesso quelle stanze per pochi spiccioli. Forse addirittura gratis. Da qui l?ipotesi più probabile: l?uomo avrebbe concesso la casa di sua proprietà sapendo che all?interno si consumavano incontri hard a pagamento. Ed è infatti proprio il nome dell?uomo a essere finito nell?inchiesta della procura dopo la denuncia che lo accusa di favoreggiamento della prostituzione. La posizione della dipendente pubblica è invece ancora al vaglio degli inquirenti. Libera di arrotondare col mestiere più antico del mondo, l?impiegata dovrà presumibilmente spiegare quelle assenze per malattia non più giustificate. Nei suoi confronti potrebbe quindi profilarsi l?accusa di truffa ai danni dello Stato per il mancato servizio reso in ufficio nei giorni di assenza. Se invece la procura non dovesse ritenere la circostanza penalmente rilevante, la sanzione potrebbe limitarsi a un provvedimento da parte dell?ente pubblico.